Le Grotte di Stiffe (Comune di San Demetrio Ne’ Vestini)

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Nell’incantevole borgo di Stiffe, frazione del Comune di San Demetrio Ne’ Vestini, si trova l’accesso ad uno dei luoghi più incantevoli e interessanti dal punto di vista del turismo speleologico: Le Grotte di Stiffe.
Situate all’apice della forra sovrastante il piccolo paese di Stiffe, le Grotte, tecnicamente parlando una risorgenza, cioè il punto in cui un fiume torna alla luce dopo un tratto sotterraneo, sono immerse in uno splendido ambiente naturale: da una parte lo sguardo si adagia sulla placida, morbida visione della conca aquilana, dominata dalla imponente mole della catena del Gran Sasso d’Italia, dall’altra s’inerpica sull’aspra parete rocciosa alta cento metri, che sovrasta l’ingresso della grotta, e si perde nella lussureggiante vegetazione della forra, attraversata da sentieri perfettamente percorribili.
Entrando nella grotta, grazie ad un percorso attrezzato, i sensi sono di colpo investiti dall’ambiente inusuale: le fresca temperatura ed i giochi di luce trascinano la mente a ritroso nel tempo; le gocce che cadono fanno rivivere il fenomeno dello stillicidio che ha dato forma alle insolite stalattiti e stalagmiti; la vista si concentra sull’acqua che spumeggia sotto le passerelle, e si perde in lontananza per catturare ogni dettaglio delle concrezioni, con il fiume che fa da guida rumorosa dall’ingresso della grotta, nascondendosi quel tanto che basta per far sentire il silenzio, per poi tornare ad esibirsi con tutta la sua potenza, soprattutto d’inverno, in una maestosa sala dove, precipitando con fragorosa cascata, offre uno spettacolo splendido ed inquietante.

Visitando le grotte si possono ammirare:

La sala del silenzio – La sala del silenzio è così chiamata in quanto in gran parte dell’anno il torrente in questo tratto si prosciuga, rendendo ovattato questo enorme ambiente, isolato dal fragore delle acque che caratterizzano le Grotte di Stiffe. Oltrepassando la sala del silenzio per mezzo di un tunnel artificiale arriviamo, dopo essere stati sbalorditi ed attratti dalla bellezza di alcune colate stalattitiche, nei pressi dello pseudo-sifone, alla “Sala della cascata”.

La sala della cascata – Ciò che attrae subito la nostra fantasia è la vastità dell’ambiente: la sala, alta circa trenta metri, è una fantastica cassa di risonanza per la cascata, che, con un balzo dell’acqua di venti metri, ci ammalia durante l’estate con il suo lieve mormorio, per poi, nei periodi di piena, renderci inquieti con la sua selvaggia bellezza. La sala, geologicamente, è un grande ambiente formatosi per lo scorrimento di blocchi di roccia che hanno subito dei movimenti verticali; tale scorrimento ha generato la parete che vediamo, la quale viene tagliata perpendicolarmente dalla cascata. Precedentemente alla realizzazione delle infrastrutture turistiche, per effettuare le esplorazioni era necessario scalare la parete, con tutti i rischi a ciò legati. Giunti al di sopra della cascata mediante una scalinata, è possibile ammirare l’ambiente sottostante grazie ad un comodo belvedere, oltrepassato il quale troviamo un passaggio caratterizzato da affilate lame rocciose, ed entriamo nella magica “Sala delle concrezioni”.

La sala delle concrezioni – Qui, dopo il selvaggio fascino del fiume e le forme aspre degli ambienti precedenti, finalmente troviamo il meritato relax: il mormorio dell’acqua si sposa perfettamente con le morbide linee delle stalattiti, che pendono dal soffitto a creare morbidi drappeggi che lasciano sfogo alla fantasia ed alla immaginazione più creativa. Soffermarsi in questa sala consente di ammirare le capricciose piroette antigravitazionali delle stalattiti eccentriche, formatesi per uno stillicidio particolarmente ridotto, e di seguire con lo sguardo le sinuose linee delle semitrasparenti vele (anche dette fette di prosciutto), dovute ad un percolamento dell’acqua dalle pareti. L’atmosfera silenziosa ci obbliga a pensare quanto sia breve la nostra storia dinanzi alle più piccole di queste concrezioni, risalenti a centinaia di migliaia di anni fa. E, poi, come non cercare di cogliere l’attimo fuggente, così ripetitivo eppure così unico, in cui una goccia d’acqua cade nelle placide acque del laghetto, formando piccoli cerchi e ricordandoci l’eterno scorrere del tempo, il tutto prima che la nostra guida, riportandoci bruscamente alla realtà, ci conduca verso le meraviglie successive e verso il “lago nero”.

Il lago nero – Siamo vicini alla zona più antica della grotta: sopra le nostre teste pendono i meravigliosi drappeggi di una grande e sinuosa vela, mentre tutt’intorno le forme variegate di altre concrezioni colpiscono i nostri sensi scatenando la fantasia più sfrenata. Poco più avanti si ergono dal nulla alcune stalagmiti, le testimoni più antiche della vita della grotta, la più alta delle quali raggiunge i tre metri di altezza. Poi, in un ambiente più ampio, ecco il lago nero: placido, tranquillo, anche durante i periodi di piena, è sovrastato da una parete riccamente concrezionata che cela la diramazione fossile, l’angolo più nascosto e bello di Stiffe; qui stalagmiti e colonne, immense eppur timide, si mostrano solo agli occhi degli speleologi, poiché la delicatezza dell’ambiente ha imposto la creazione di una zona “off limits” per i turisti; sempre qui, si è concretizzato un piccolo miracolo biologico, con un cimitero di pipistrelli i cui piccoli corpi sono ormai racchiusi all’interno delle concrezioni, dando vita a dei fossili perfettamente conservati. Proseguendo nella nostra visita, imbocchiamo un breve tunnel che ci porta, bruscamente, ad una realtà ben diversa da quella vista nell’ultimo tratto di grotta: non più placide, ruscellanti acque, non più morbide linee sinuose, ma aspre, taglienti forme di ammassi franosi che testimoniano l’irrequieta gioventù di questa zona della cavità. E, su tutto, a far da cupo sottofondo, un lontano boato di acque cadenti verso “L’ultima cascata”.

L’ultima cascata – In una stretta sala totalmente invasa da un lago profondo cinque metri si abbattono le acque dell’ultima cascata. Dopo un balzo di venticinque metri, esse acquistano una velocità tale che il fragore dell’impatto e lo spostamento d’aria provocato creano turbini di acqua e rendono impossibile parlare anche a breve distanza. Lo spettacolo selvaggio e quasi infernale è visibile dai  visitatori delle Grotte dall’Agosto 2007, da quando, cioè, è stato permesso l’accesso al grande pubblico che potrà quindi vivere le emozioni forti ed inconsuete di solito riservate agli speleologi. La particolarità dell’ultima cascata è data dall’ampiezza della sala che, anche se di dimensioni ridotte rispetto alla prima, accentua in modo suggestivo il getto d’acqua che prorompe da un’altezza di 20 metri. La bellezza delle cose ama nascondersi e l’uomo ama scoprirne i segreti: sulla parete destra della sala la colata dai tre colori sembra trasformare in pietra la stessa bellezza e l’una e l’altra insieme scendono a bagnarsi i piedi fin nell’ultimo laghetto.


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